Visualizzazione post con etichetta IL VIAGGIO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta IL VIAGGIO. Mostra tutti i post

venerdì 22 giugno 2012

TEMPORANEA SOSPENSIONE PER NUOVA INTOLLERANZA
(al forno, alle fiamme e a tutti i derivati)


...voglio dire. 
Tra il lavoro, la canicola tropicale, l'imminente partenza per il tour mare-campagna-montagna, non è che una possa passare le giornate a spignattare, specie se questo comporta accendere anche solo un fornello e produrre così ulteriore calore.
Non io, almeno.
Che ultimamente produco vasche condominiali di insalata di riso (in graziose varianti, certo) e poco altro.
Così, ecco.
Socchiudo per ferie, e mi dedico alla produzione di castelli di sabbia, tortine di terra e piste da biglie.
Il mio giovane blog cresce in vigore e salute, ci sono grandi progetti che lo riguardano, e l'autunno porterà belle novità.
Vi ricordo di fare affidamento sull'efficientissimo network Alimentazione Fuori Casa di AIC, per i vostri viaggi. Vi sarà di grande aiuto per trovare strutture adatte a voi e ai vostri villi strapazzati, ovunque decidiate di spaparanzarvi al sole.
A presto!

Divertitevi

MamaChiarina

lunedì 16 aprile 2012

AGGIUNGI UN BIMBO A TAVOLA
(prima parte - o del buffet di compleanno in corsa)


...ci fu un tempo in cui non ero una mamma, ed i nostri amici non erano genitori. 
L'impegno maggiore nell'accudire qualcosa di piccolo - al massimo - riguardava un criceto, un pesce rosso, una pianta grassa.
Ci fu un tempo in cui credevo che la celiachia fosse una rara specie di mollusco subtropicale, e che servire caraffe di Negroni  a chiunque passasse da casa - a prescindere dall'orario più o meno incline alla sbronza - fosse tra i primi doveri della brava fanciulla maritata.
Allora i tavoloni improvvisati erano all'ordine del giorno: ero in grado di sfamare ed inebriare con plausi e maestrìa una trentina di stomaci alla volta, con preavvisi incerti anche sotto le dodici ore.
Oggi sono una mamma. Tutte le mie amiche sono mamme. 
Le nostre serate sono un incrocio spassosissimo e delirante tra un lunapark di zingari e la mensa di un nido subito dopo la scoperta di una colonia di pidocchi.
Non ci si siede. Mai.
Si sbarella con un bicchiere in mano ed un piattino di plastica tra i denti, tentando di salvare la vita al proprio figliolo che penzola dal balcone ululando, e nel contempo azzannare qualcosa a caso dal buffet spingendone un frammento nella bocca del piccolo. Che alle feste non mi mangia mai niente poi sfido io che gli viene l'acetone.
Così, ecco.
Di buffet in piedi, anzi in corsa, ne so parecchio.
Quel che mi tocca capire, adesso, è come allestirne uno sglut, facendo lo slalom tra le graziose difficoltà che questo limite comporta:

1. non potrete scendere dal panettiere sotto casa ed ordinare quattro rassicuranti vassoi di pizzette, quelle che 'tanto s'inzeppano di pizza cosa vuoi che mangino d'altro'. No. Non potrete.

2. non potrete allungarla di duecento metri e mettere tra le mani di quel bravo pasticciere il compito di allestire una gigatorta alla panna con tanto di scritta d'auguri personalizzata. No, no.

3. non potrete nemmeno chiedere aiuto alle nonne, cose tipo 'me li fai tu due panini farciti', perché la nonna in questione vi risponderà 'ossignur e se sbaglio e se li contamino e se poi la bimba sta male'. Ecco.

4. non potrete fare tutto all'ultimo minuto cosicché il cibo sia fresco e splendente alle sedici in punto del giorno stabilito, perché la cucina sglut è un inferno di tempi di lavorazione, metà dei quali se ne vanno a ripulirsi dagli strati di colla che ti si stratificano sulle mani.

...quindi?
Forza, gente. Ci sono appena passata.
E adesso vi dico come sopravvivere, e scampare agli sbagli che ho fatto.

sabato 31 marzo 2012

DISPENSARE IDEE (seconda parte - o di come diventare un N.A.C.)

° Nucleo Anti Contaminazione °

...d'accordo, Chiarina.
Facciamo i panini, facciamo i biscotti, c'inzeppiamo la cucina di farine strambe. 
Ma se in giro satellita del grano, che si fa?
Ecco il punto. La dolente nota, la fregatura magna, lo spauracchio d'ogni celiaco, l'avvoltoio avvinghiato alle anse del vostro intestino: le cooontaminaziooooni (da pronunciare con voce baritonale, a diaframma ben teso, con un leggero vibrato sulla seconda O).
Ci sono famiglie in cui, alla prima avvisaglia di diagnosi, il glutine viene bandito spietatamente dal desco comune a prescindere dal fatto che alcuni membri della famiglia, alla lasagna, siano tollerantissimi. Po'racci.
Io trovo che sia un'aberrazione ed un'inutile crudeltà, e credo fermamente che instauri un meccanismo sbagliato a livello educativo: un bambino che cresca in una casa priva di glutine, farà più fatica a capire come il mondo - al contrario - ne sia pieno. 

Così, ecco. Mi sono trasfigurata in un membro del N.A.C.: Nucleo Anti Contaminazione. 

Ed ora vi detto le regole base per entrare a far parte di questo circolo di ossessivi maniacali.

giovedì 29 marzo 2012

DISPENSARE IDEE
(prima parte - o di come t'intaso tutti i pensili)


Non ho mai posseduto manuali di cucina. 
Per me cucinare significa spalancare la porta del frigo, e rimuginarci davanti finché non comincia a sbrinare. Dopodichè saccheggio la dispensa - uno stanzino invisibile zeppo fino al soffitto che per me vale più di un salone luigiquindici - e lascio che la visione del pasto da inventare si componga sopra la mia testa, tipo ologramma fluttuante e odoroso.
Un po' come con i costumi. Che mi studio i pannucci appesi alla rella, e mi sovviene come accrocchiare l'attore di turno. Sono una da improvvisazioni, insomma.
Molto prima di questo blog, agli esordi dell'austerity che tutti ci accomuna, avrei voluto aprirne un altro intitolato "invito a cena con l'avanzo". 
Fortuna che è arrivata la celiachia, a fermarmi.

lunedì 26 marzo 2012

...CHE MANGINO BRIOCHES!
(seconda parte - o della rutilante apologia del pane SGLUT)


SGLUT è la scorciatoia per senza-glutine che appare regolarmente sulle mie ricette, liste della spesa, appunti da blog. Mail alla gastroenterologa. Anche, sì.
Mi ricorda un pò lo sgurz, che appartenendomi profondamente a livello etico, morale, caratteriale e generazionale, fa sì che anche lo sglut si guadagni le mie benevolenze. 
Chi di voi non sapesse cos'è lo sgurz, merita una randellata con la prima pagnotta stagionata a portata di mano. Una volta ripresi i sensi, tocca che vada a cercarsi Kamikazen, ultima notte a Milano (Salvatores, anno di grazia 1987) o perlomeno che prenda la scorciatoia che gli offro qui, faccia penitenza e riverenza, e tenti di recuperare tutti gli sgurz mancati finora.
La premessa era d'obbligo.
La seconda puntata, come promesso, narra di quando la nostra ritentò ed infine riuscì nell'esperimento di panificazione casalinga sglut, in particolare di quando - al primo morso di pane caldo dall'inconfondibile sapore di perfezione - percepì con una certa nitidezza di trovarsi in prima pagina al Los Angeles Dailynews con una baguette a forma di Oscar stretta tra le mani.

giovedì 22 marzo 2012

...CHE MANGINO BRIOCHES! (prima parte - o di come scamperete alla catastrofe)


Vabbè. 
Maria Antonietta era un tipo piuttosto eccentrico, si sa.
Roba che se le avessero tagliato la lingua da piccola, probabilmente si sarebbe salvata la testa.
Tuttavia il panuncolo brioscioso che si trova in commercio non c'è stato verso che mi andasse giù, fin da subito. 
Molti prodotti da forno in commercio sono buonissimi, ma il pane. Gesussanto, il pane no. Pare di mangiar segatura, sembra di avere in bocca i bioccoli di polvere che si fanno sotto il comò, è roba da chiodi.
Premessa: io panifico compulsivamente in casa, da oltre dieci anni. E’ la prima cosa che ho imparato, il mio cavallo vincente, il mio orgoglio di chef. Nel tempo, poi - essendo genovese - mi sono specializzata in tutte le declinazioni di focaccia immaginabili. 
Casa mia, per gli amici, equivale ad un buon fornaio di riviera, aperto anche la domenica.
...ironia della sorte.

Ma c’è di buono che tutta quest’esperienza mi ha aiutata, nel tentativo di ottenere un buon pane senza glutine. 
Mi piacerebbe tanto assistere al primo tentativo aglutinato di chi non abbia mai panificato in precedenza: se chi legge corrisponde alla descrizione, mi contatti. 
Sono disposta a pagare.

Primo tentativo.
A sei minuti netti dall’inizio ho scagliato un grumo di colla di due chili sul parquet, strillando impazzita. 
E ho trascorso i successivi due giorni a darci dentro di spatola da imbianchino per cavarlo via dai nodi del legno.

lunedì 19 marzo 2012

DI COSA E' ACCADUTO, DI COME E' PASSATO, DI QUEL CHE RIMANE.


…eri così piccola, quando ti sei ammalata.

Era quasi d'estate, era in montagna, erano giorni dolci e freschi.
Hai smesso di botto di nutrirti, gli occhi – i tuoi grandi occhi grigi – si sono fatti scuri e tristi, hai messo su un musino pallido e corrucciato.

Per qualche tempo ho lasciato che accadesse, ho raccolto scuse e motivazioni e possibilità, le più varie.
Poi ho avuto paura.

Abbiamo cominciato a trottolare per medici e ospedali, ti hanno tolto sangue ed in cambio ci hanno messo tra le mani esami così sottosopra da perderci il sonno per settimane. 
Paura. Un macigno di paura chiuso in testa. 
Un oceano di lacrime zitte.

E’ accaduto tutto tanto velocemente, che nemmeno mi riesce di raccontare.
Ti abbiamo presa, sollevata – mucchietto d’ossa che stavi diventando – e rivoltata.
Ci è stato detto che nessuno, nessuno mai, era riuscito a procedere così velocemente, con una simile diagnosi.
Ma ci stavi scomparendo tra le braccia.
Eri sempre più piccola, non ti reggevi sulle gambe, non mi sorridevi più.
Avevamo il cuore piccolo e duro come un nocciolo di ciliegia.

Correre, correre, correre.
Diteci che cos’ha.
Fatela tornare.
Subito.

Poi, un pomeriggio, su un tornante pieno di sole che ci portava ai pascoli più alti, mentre ti cantavo piano canzoni dolci per sollevarti dal male, ci è arrivata quella telefonata.

E’ celiachia, intolleranza al glutine.

E’ solo questo. E’ solo questo, mamma.

Ed io, che sono la tua mamma, sono scesa veloce dall’auto, e veloce mi sono nascosta ai tuoi occhi – occhi grigi, occhi grandi, occhi tristi – per piangere fino a non averne più.

Così, ecco.
Tutto il male che avevo temuto per te, per il tuo sangue pieno di punti esclamativi, era solo questo.

La fatica di dover vivere allontanando da sé le briciole di pane,
ma vivere, vivere, vivere.

Per noi eri tornata, sapevamo come fare perché tornassi.

In poche ore hai ripreso a sorridere, in pochi giorni a camminare, in un mese si erano rifatte – candide e burrose – le pieghe dolci intorno ai polsi e le guance rosa di mela selvatica.

In poche ore, tuo padre ed io, avevamo trovato cibo per te. In pochi giorni sapevamo già tutto quello che c’era da sapere. In un mese, la tua mamma, sfornava il primo pane fatto in casa.
Buono come solo un pane di mamma può essere.

Ora che sono trascorsi mesi, e posso provare a scriverne senza perdermi in pianto, ho deciso di raccogliere tutto quel che di buono ho imparato per te, in questo tempo.
Quanto ancora imparerò, e tenterò, e farò e rifarò mille volte perché sia migliore.

Perché ricordo che allora cercai ricette per creature così piccole, e non trovai nulla.

Perché per guarire e tornare un cucciolo sano, hai avuto bisogno di pasti nutrienti, di vitamine e ferro, di sapori nuovi da declinare con sapienza e attenzione.
Ed ancora ne avrai bisogno, perché il tuo sangue e le tue ossa e tutto il casino che ti è successo dentro tornino perfetti, e smettano per sempre di essere un problema.

La cucina senza glutine, quella, no.
Non è un problema.
Non lo è stata nemmeno per un attimo, per me.
E’ una piccola guerra, è una palla di pasta che pare colla da domare a schiaffi, è sfornare la prima torta al cioccolato e rimanere un’ora a guardarla, sorridendo.

…sono cigliaca!

Ne abbiamo riso tanto, da subito.
Per via di quelle ciglia scure e lunghissime che ancora ci sorprendono, che ti spolvero la mattina, che trattengono i fiocchi di neve e si arricciolano in fondo, che ti fanno ombra ai pensieri.

Mamma, sono cigliaca!

Ecco qui.
Il nostro blog.

Con quella faccina sorridente, sui fianchi tondi e morbidi, ad inaugurare tutto.

Ora vieni qui, metti su un grembiulino rosso e una delle tue risate.

...cominciamo.